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Persone, competenze e crescita

Assumere la persona sbagliata ti costa il 200% della RAL

Il vero costo di una selezione sbagliata non è soltanto economico: coinvolge tempo, competenze, produttività, continuità e opportunità di crescita.

Karina Tardino — Senior Partner Human Resource, Risk Management ed Espansione Commerciale6 ottobre 20266 minuti di lettura
Assumere la persona sbagliata ti costa il 200% della RAL

Il vero costo di una selezione sbagliata non è soltanto economico. È fatto di tempo perso, competenze che non restano e occasioni che l’impresa non riesce a cogliere.

Scegliere la persona sbagliata può costare molto più di uno stipendio. In alcuni casi, considerando ricerca, inserimento, formazione, calo di produttività e ricadute sul gruppo di lavoro, il costo complessivo può avvicinarsi fino a due volte la retribuzione annua lorda. Ma il punto non è usare una percentuale per fare paura. Il punto è capire che ogni scelta sbagliata lascia un vuoto operativo e rallenta la crescita dell’impresa.

Nel marketing questo costo diventa ancora più difficile da vedere. Non compare in una sola fattura. Si distribuisce tra campagne che partono tardi, contenuti che non raccontano davvero l’azienda, strumenti acquistati e poi abbandonati, dati che nessuno sa interpretare e decisioni che devono sempre aspettare una risposta dall’esterno.

È qui che nasce una domanda decisiva: la tua impresa sta semplicemente acquistando attività di marketing oppure sta costruendo una competenza che resterà nel tempo?

Il problema non è affidarsi a un’agenzia

Gli specialisti esterni sono utili. Spesso sono indispensabili per affrontare progetti complessi, portare uno sguardo nuovo o attivare competenze molto verticali. Il problema comincia quando l’azienda dipende completamente da loro anche per le attività quotidiane, le decisioni rapide e la conoscenza dei propri strumenti.

Se per modificare una grafica, pubblicare un contenuto, verificare una sponsorizzazione o leggere un dato devi sempre chiamare qualcuno, non hai soltanto esternalizzato un servizio. Hai esternalizzato una parte della competenza.

Quando il fornitore cambia, una parte del lavoro ricomincia da zero. Bisogna ricostruire il contesto, spiegare prodotti e priorità, recuperare accessi, riallineare il linguaggio e trasferire informazioni che, nel frattempo, sono rimaste fuori dall’organizzazione. La perdita non riguarda soltanto il denaro: riguarda la continuità.

La regia deve restare dentro. La specializzazione può entrare quando serve.

Che cosa succede quando la competenza resta fuori?

La prima conseguenza è la lentezza. Un’idea che potrebbe essere testata oggi viene rimandata perché deve attraversare passaggi, richieste e approvazioni. Nel marketing, però, il tempo ha un valore concreto: una risposta tardiva può significare una conversazione persa, una campagna meno efficace o un’opportunità lasciata a un concorrente.

La seconda conseguenza è la fragilità. Se nessuno all’interno conosce davvero piattaforme, processi e risultati, l’azienda non è in grado di valutare con lucidità ciò che sta acquistando. Diventa difficile distinguere una strategia valida da una semplice esecuzione, comprendere perché un’attività funziona o decidere che cosa migliorare.

La terza conseguenza è la dispersione della conoscenza. Chi lavora ogni giorno nell’impresa conosce clienti, obiezioni, linguaggio, prodotti e dinamiche commerciali. Chi lavora fuori possiede invece metodo e specializzazione. Se queste due metà del puzzle non vengono unite, il marketing rischia di essere tecnicamente corretto ma poco aderente alla realtà aziendale.

Infine c’è un costo culturale: il marketing viene percepito come qualcosa che “fa qualcun altro”. Non diventa un patrimonio dell’impresa, non dialoga davvero con vendite e direzione e non produce apprendimento interno.

La vera alternativa è costruire autonomia

Portare il marketing dentro non significa chiudere la porta a consulenti, freelance o agenzie. Significa creare un presidio interno capace di coordinare il lavoro, usare gli strumenti, leggere i risultati e coinvolgere specialisti esterni in modo più consapevole.

Un ufficio marketing interno non nasce necessariamente con un reparto numeroso. Può partire da una sola persona, scelta per attitudini e potenziale, formata sul metodo e affiancata mentre lavora su obiettivi reali dell’azienda. La differenza non la fa il titolo scritto sul biglietto da visita. La fa la capacità di trasformare conoscenza in operatività.

Non vendiamo dipendenza. Trasferiamo competenze.

È questo il principio del metodo “creare il tuo ufficio marketing nella tua azienda”: individuare la persona giusta, formarla, inserirla nel contesto aziendale e accompagnarla fino a una progressiva autonomia. Il consulente non diventa il centro permanente di ogni decisione. Costruisce le condizioni perché, nel tempo, serva sempre meno.

Prima la persona, poi gli strumenti

Nel marketing è facile partire dalla piattaforma del momento, dal software più recente o dall’intelligenza artificiale. Ma nessuno strumento può compensare una selezione sbagliata o l’assenza di un percorso.

La tecnologia accelera ciò che trova: se trova competenza, amplifica la qualità; se trova confusione, rende la confusione più veloce.

Per questo il primo passaggio consiste nel capire chi può assumere il ruolo. In alcuni casi la risorsa è già presente in azienda e ha bisogno di essere riconosciuta, formata e responsabilizzata. In altri è necessario cercarla all’esterno. La selezione non riguarda soltanto ciò che la persona sa fare oggi, ma anche il modo in cui apprende, comunica e traduce gli obiettivi dell’impresa in attività concrete.

Dopo la scelta arrivano formazione e inserimento. La teoria, da sola, non basta. La persona lavora sui prodotti reali, sui clienti reali e sui problemi reali dell’azienda. Campagne, contenuti, analisi e strumenti diventano il terreno su cui verificare l’apprendimento.

L’affiancamento individuale serve a trasformare le informazioni in abitudini operative. L’obiettivo non è eseguire al posto della risorsa, ma insegnarle a prendere decisioni con criterio. Anche l’intelligenza artificiale entra nel processo in questo modo: non come scorciatoia che sostituisce la competenza, ma come leva che rende più efficace chi sa che cosa sta facendo.

Il beneficio non è “fare tutto da soli”

Autonomia non significa isolamento. Significa sapere che cosa può essere gestito internamente e quando, invece, è utile chiamare uno specialista. Significa porre domande migliori, valutare le proposte con maggiore consapevolezza e mantenere il controllo di dati, accessi, priorità e tono di voce.

Un’azienda più autonoma reagisce più velocemente. Impara da ciò che fa. Conserva la memoria delle campagne e delle decisioni. Collega il marketing alle vendite e alla direzione. Soprattutto, non perde tutto il sapere accumulato ogni volta che cambia un collaboratore esterno.

Il passaggio è semplice da descrivere: prima si dice “devo chiedere all’agenzia”; dopo si può dire “lo gestiamo internamente e coinvolgiamo lo specialista quando serve”. È una differenza di linguaggio, ma soprattutto di potere decisionale.

Una consulenza che unisce tre prospettive

Come consulente aziendale nei campi del digital marketing, della formazione e della selezione del personale, conosco le esigenze di chi deve ottenere risultati, le dinamiche con cui una persona apprende e i criteri con cui si individua la risorsa più adatta. È proprio l’incontro tra questi tre mondi a rendere il mio approccio diverso.

Ho osservato per anni le aziende dall’esterno e dall’interno, comprendendo che il problema raramente è la mancanza di strumenti. Più spesso manca qualcuno che sappia usarli con metodo, continuità e conoscenza dell’impresa.

Il mio obiettivo non è rendermi indispensabile. È trasferire ciò che serve affinché la persona scelta possa crescere e l’azienda possa governare il proprio marketing con maggiore libertà.

La domanda da cui partire

Prima di scegliere un percorso, vale la pena fermarsi su una domanda: quale competenza manca oggi alla tua azienda?

Forse la persona giusta è già nel gruppo e deve soltanto essere riconosciuta e formata. Forse va cercata. Forse il marketing esiste già, ma non è ancora diventato un processo interno.

Capire il punto di partenza evita di acquistare soluzioni standard e permette di investire sulla leva che rimane più a lungo: le persone.

Karina Tardino

Senior Partner Human Resource, Risk Management ed Espansione Commerciale

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